Il progetto Athena è alla sua quarta edizione. E’ grazie al supporto del Circolo Veneto e dei suoi soci che due buone prassi quali la lettura e la scrittura hanno destato nuovamente l’interesse degli abitanti della città metropolitana di Venezia.
Una kermesse letteraria che ha visto letteratura, pittura, musica compenetrarsi a 360 gradi in un contesto d’eccellenza quale il Centro culturale Candiani di Mestre. Poesia e prosa hanno assunto un ruolo fondamentale nella presentazione di autori emergenti del territorio Veneto. Venezia era e sempre sarà una delle città più belle al mondo anche per il bagaglio culturale che offre ai suoi turisti. Medesimo patrimonio lo custodisce la terraferma che doveva essere rivalutata attraverso la creazione di nuove iniziative identitarie.
Questo progetto che prende il nome della dea dell’Olimpo simbolo di astuzia e di poesia ha questa mission: far conoscere nuovi scrittori con le loro storie e allietare i pomeriggi di grandi e piccini attraverso la promozione di eventi culturali inclusivi. Da gennaio ad aprile per una volta al mese la prof.ssa Cristina Pappalardo dialogherà con gli autori su svariate tematiche che hanno a che fare con Venezia e le sue bellezze.
“Sarà vero? Dopo Miss Italia, avere un papa nero? Non me par vero un papa nero”. Anno 1997, così cantava in modo profetico, la band veneziana Pitura Freska. Enzo Pace nella prefazione del libro “La vigna del Signore, storia dei dieci Papi veneti” di Francesco Jori, per i tipi Ronzani Editore, spiega il richiamo al passaggio musicale. Il libro sarà presentato martedì 10 marzo a Mestre nella sala seminario del Centro Culturale Candiani. L'iniziativa rientra nel progetto Athena promosso dal Circolo Veneto con la presentazione mensile di libri di autori veneti. Alla serata saranno presenti, l'autore, il presidente del Circolo, Christiano Costantini, il curatore della rassegna Francesco Borga, moderatore Don Fausto Bonini, già direttore di Radio Carpini e Gente Veneta, il settimanale della diocesi di Venezia, e delegato del Patriarca alla Terraferma.
Per Enzo Pace, professore di Sociologia della Religione all'Università di Padova, “prima o poi, c'è da aspettarselo ormai, arriverà al soglio pontificio un cardinale asiatico o qualcuno che sarà il primo Papa nero della storia moderna della Chiesa cattolica”. Nulla da meravigliarsi. Ripercorrendo la storia del cristianesimo cattolico, annota Pace, il centro gravitazionale non è più focalizzato nel cuore del vecchio continente. Ma è centrato su Africa, Sud America, Sudest asiatico. Non a caso nell'ultimo Conclave che ha portato all'elezione di Papa Prevost, tra i cardinali circolavano nomi di porporati proveniente da Ghana, Guinea, Repubblica Democratica del Congo, Filippine, Marocco. Perché questo cambio di baricentro? Ciò che è già accaduto e sta accadendo, spiega Pace, è che la grande maggioranza dei seguaci di Cristo non è più bianca, né europea e nemmeno euroamericana. Non a caso, proprio nell'ultimo Conclave tra il veneto di Schiavon, cardinale Piero Parolin (poteva essere lui l'undicesimo Papa veneto) è stato scelto Robert Francis Prevost, nativo americano ma con esperienza pastorale e come missionario in Perù. La conferma della volontà dei grandi elettori di continuare a scegliere un Papa non italiano. Tutt'altro che secondario, il proliferare nei Paesi latino americani delle tante chiese pentecostali che erodono il consenso di cui godeva la Chiesa cattolica. E non ultima la galoppante secolarizzazione della Chiesa cattolica. E tutto ciò ha portato la Chiesa cattolica ad abbandonare gli altari, a scendere in piazza, si può dire, a sporcarsi le mani.
Con queste premesse, “La vigna del Signore, storia dei dieci papi veneti” di Francesco Jori offre la possibilità di percorrere la storia dei pontefici generati da questa parte geografica d'Italia, il Nordest, attraverso storie accertate, aneddoti, personaggi reali o in limine alla leggeda che hanno alimentrato la “Vigna del Signore” cresciuta rigogliosa a questa latitudine, “linfa vitale di Santa Madre Chiesa” , roccaforte del cattolicesimo, tanto da guardarsi l'appellativo di “sacrestia d'Italia”. Ma soprattutto, ed è questo lo scopo, l'autore coglie l'occasione per illustrare e analizzare il rapporto tra il Veneto e il cattolicesimo, terra che fu di copiosi raccolti di vocazioni. Una Vigna che, però, con il passare dei secoli si è inaridita. Lo comprovano i dati riportati nel libro: pesante calo delle vocazioni, sempre meno fedeli, riduzione e accorpamento delle parrocchie, rinuncia, ad esempio, a celebrare il rito della comunione per mancanza di bambini, costante ricorso a sacerdoti “foresti” specialmente provenienti dall'Africa, accentuata diffusione di altre confessioni religiose legate alla forte immigrazione. Sembra lontano quel 28 settembre 1978, quando dal Conclave usci il nome di Albino Luciani da Canale d'Agordo, 262esimo successore di Pietro, ultimo figlio di terra veneta a salire al soglio pontificio.
Il legame tra Veneto e papato, risale a quando i cristiani vivevano in clandestinità nelle catacombe. Il racconto-analisi di Jori parte dall'anno 140. Il suo nome si è perso negli archivi, forse si chiamava Tirannio Ruffino. Dalla ricostruzione di poche informazioni, prese il nome di Pio I, ed era il nono Papa; è certo che venisse da Aquileia dove era attiva una delle primissime comunità cristiane, e dove prese vita la chiesa madre dell'intero Nordest.
Il secondo Papà veneto arriva dopo secoli, nel 1303, il domenicano Niccolò Boccassino che prese il nome di Benedetto XI. Nel Quattrocento, tocca a quattro Papi veneziani: Angelo Correr che nel 1406 diventa Gregorio XII, protagonista suo malgrado, dello scisma d'Occidente: ebbe la meglio sul contendente Benedetto XIII che da Anagni pretendeva la legittimità ad occupare la cattedra di Pietro; nel 1431 fu la volta di Gabriele Condulmer, nipote di Correr, che prese il nome di Eugenio IV; trent'anni dopo un suo discendente, Pietro Barbo, sale al soglio pontificio con il nome di Paolo II; gli succede un anziano cardinale, Pietro Vito Ottoboni col nome di Alessandro VIII, Papa guerriero alleato del Doge Morosini nelle guerre contro i turchi.
Mezzo secolo trascorre, ed è la volta del vescovo e cardinale padovano Carlo Rezzonico che prese il nome di Clemente XIII e sarà ricordato per aver ordinato di coprire gli organi genitali di statue e dipinti esposti in Vaticano.
A completare la “Vigna del Signore” targata veneto, nel 1831 sarà il bellunese Bartolomeo Alberto Cappellari a diventare Papà col nome di Gregorio XVI; nel 1903 il trevigiano Giuseppe Melchiorre Sarto, di Riese, dovette accettare forzatamente la nomina a pontefice prendendo il nome di Pio X. Ultimo Papa veneto, finora, il bellunese Albino Luciani, nato a Canale Agordo. Anche lui Patriarca di Venezia, nel 1978 prese il nome di Giovanni Paolo I e sarà ricordato soprattutto per gli appena 33 giorni di pontificato.
Per ora la “via dei Papi veneti” finisce qui. Certo, si può sperare nel “work in progress” ma lo Spirito Santo, costante consigliere dei cardinali grandi elettori dovrà sempre di più scontrarsi con la realtà. E l'occhio attento del cronista Francesco Jori, lo annota al termine del viaggio nella “Vigna del Veneto”: “Nell'aprile 2025, don Ezio Segat, parroco di San Pietro Apostolo a Fontanelle, nel Trevigiano, annuncia la messa in vendita di un sacro edificio in via Papa Giovanni XXIII a due passi dal municipio, tramite una società immobiliare, per l'impossibilità di sostenere i costi di gestione”. Ultima frase, alla quale ognuno darà il proprio significato: “È proprio vero, non c'è più religione”.
Per Enzo Pace, professore di Sociologia della Religione all'Università di Padova, “prima o poi, c'è da aspettarselo ormai, arriverà al soglio pontificio un cardinale asiatico o qualcuno che sarà il primo Papa nero della storia moderna della Chiesa cattolica. Nulla da meravigliarsi. Ripercorrendo la storia del cristianesimo cattolico, annota Pace, il centro gravitazionale non è più focalizzato nel cuore del vecchio continente. Ma è centrato su Africa, Sud America, Sudest asiatico. Non a caso nell'ultimo Conclave che ha portato all'elezione di Papa Prevost, tra i cardinali circolavano nomi di porporati proveniente da Ghana, Guinea, Repubblica Democratica del Congo, Filippine, Marocco. Perché questo cambio di baricentro? Ciò che è già accaduto e sta accadendo, spiega Pace, è che la grande maggioranza dei seguaci di Cristo non è più bianca, né europea e nemmeno euroamericana. Non a caso, proprio nell'ultimo Conclave tra il veneto di Schiavon, cardinale Piero Parolin (poteva essere lui l'undicesimo Papa veneto) è stato scelto Robert Francis Prevost, nativo americano ma con esperienza pastorale e come missionario in Perù. La conferma della volontà dei grandi elettori di continuare a scegliere un Papa non italiano. Tutt'altro che secondario, il proliferare nei Paesi latino americani delle tante chiese pentecostali che erodono il consenso di cui godeva la Chiesa cattolica. E non ultima la galoppante secolarizzazione della Chiesa cattolica che ha portato alla definizione della “dottrina sociale” per interpretare la realtà, analizzandone conformità o difformità con le linee dell'insegnamento del Vangelo sull'uomo e sulla sua vocazione terrena e insieme trascendente al fine di orientare il comportamento umano. E tutto ciò ha portato la Chiesa cattolica ad abbanotare gli altari, a scendere in piazza, si può dire, a sporcarsi le mani.
Con queste premesse, “La vigna del Signore, storia dei dieci papi veneti” di Francesco Jori offre la possibilità di percorrere la storia dei pontefici generati da questa parte geografica d'Italia, il Nordest, attraverso storie accertate, aneddoti, personaggi reali o in limine alla leggeda che hanno alimentrato la “Vigna del Signore” cresciuta rigogliosa a questa latitudine, “linfa vitale di Santa Madre Chiesa” , roccaforte del cattolicesimo, tanto da guardarsi l'appellativo di “sacrestia d'Italia”. Ma soprattutto, ed è questo lo scopo, l'autore coglie l'occasione per illustrare e analizzare il rapporto tra il Veneto e il cattolicesimo, terra che fu di copiosi raccolti di vocazioni. Una Vigna che, però, con il passare dei secoli, come annota l'autore, si è inaridita. Lo comprovano i dati riportati nel libro: pesante calo delle vocazioni, sempre meno fedeli, riduzione e accorpamento delle parrocchie, rinuncia, ad esempio, a celebrare il rito della comunione per mancanza di bambini, costante ricorso a sacerdoti “foresti” specialmente provenienti dall'Africa, accentuata diffusione di altre confessioni religiose legate alla forte immigrazione. Sembra lontano quel 28 settembre 1978, quando dal Conclave usci il nome di Albino Luciani da Canale d'Agordo, 262esimo successore di Pietro, ultimo figlio di terra veneta a salire al soglio pontificio.
Il legame tra Veneto e papato, risale a quando i cristiani vivevano in clandestinità nelle catacombe. Il racconto-analisi di Jori parte dall'anno 140. Il suo nome si è perso negli archivi, forse si chiamava Tirannio Ruffino. Dalla ricostruzione di poche informazioni, prese il nome di Pio I, ed era il nono Papa; è certo che venisse da Aquileia dove era attiva una delle primissime comunità cristiane, e dove prese vita la chiesa madre dell'intero Nordest.
Il secondo Papà veneto arriva dopo secoli, nel 1303, il domenicano Niccolò Boccassino che prese il nome di Benedetto XI. Nel Quattrocento, tocca a quattro Papi veneziani: Angelo Correr che nel 1406 diventa Gregorio XII, protagonista suo malgrado, dello scisma d'Occidente: ebbe la meglio sul contendente Benedetto XIII che da Anagni pretendeva la legittimità ad occupare la cattedra di Pietro; nel 1431 fu la volta di Gabriele Condulmer, nipote di Correr, che prese il nome di Eugenio IV; trent'anni dopo un suo discendente, Pietro Barbo, sale al soglio pontificio con il nome di Paolo II; gli succede un anziano cardinale, Pietro Vito Ottoboni col nome di Alessandro VIII, Papa guerriero alleato del Doge Morosini nelle guerre contro i turchi.
Mezzo secolo trascorre, ed è la volta del vescovo e cardinale padovano Carlo Rezzonico che prese il nome di Clemente XIII e sarà ricordato per aver ordinato di coprire gli organi genitali di statue e dipinti esposti in Vaticano.
A completare la “Vigna del Signore” targata veneto, nel 1831 sarà il bellunese Bartolomeo Alberto Cappellari a diventare Papà col nome di Gregorio XVI; nel 1903 il trevigiano Giuseppe Melchiorre Sarto, di Riese, dovette accettare forzatamente la nomina a pontefice prendendo il nome di Pio X. Ultimo Papa veneto, finora, il bellunese Albino Luciani, nato a Canale Agordo. Anche lui Patriarca di Venezia, nel 1978 prese il nome di Giovanni Paolo I e sarà ricordato soprattutto per gli appena 33 giorni di pontificato.
Per ora la “via dei Papi veneti” finisce qui. Certo, si può sperare nel “work in progress” ma lo Spirito Santo, costante consigliere dei cardinali grandi elettori dovrà sempre di più scontrarsi con la realtà. E l'occhio attento del cronista Francesco Jori, lo annota al termine del viaggio nella “Vigna del Veneto”: “Nell'aprile 2025, don Ezio Segat, parroco di San Pietro Apostolo a Fontanelle, nel Trevigiano, annuncia la messa in vendita di un sacro edificio in via Papa Giovanni XXIII a due passi dal municipio, tramite una società immobiliare, per l'impossibilità di sostenere i costi di gestione”. Ultima frase, alla quale ognuno darà il proprio significato: “È proprio vero, non c'è più religione”.
Alfio. Efisio. Magda.Liliana. Palmira. Chi sono? Sono gocce di rugiada cristallizzate sugli occhi che, pagina dopo pagina, si sciolgono al sorgere della ritrovata memoria. Ogni petalo torna al suo posto nel libro di Daniele Del Zotto, appunto “Come rugiada negli occhi” edizioni La Gru.
L’incontro con l’autore, fissato per l’11 febbraio, ore 18, a Mestre, al Centro Culturale Candiani, è promosso dal Circolo Veneto nell’ambito della rassegna Athena, curata da Francesco Borga, per scoprire gli scrittori veneti e quelli che hanno ambientato la propria opera in Veneto. A moderare l’incontro la giornalista Daniela Zamburlin, accompagnata dalla lettura di alcuni passi del libro da Giorgio Buttelli e Maria Teresa Crisigiovanni di “Voci di carta”.
Un uomo senza memoria, un orfanotrofio carico di segreti, una madre intrappolata nel silenzio della sua solitudine. Ecco cos’è “Come rugiada negli occhi”, un viaggio nei meandri della memoria e dell'anima, dove ogni personaggio porta con sé una ferita che il tempo non ha saputo guarire. Tutto ha inizio da Alfio, da lui che fruga tra vecchi documenti in una soffitta polverosa, incapace di ricordare il proprio passato. Poi c’è Efisio, cresciuto tra le mura dure di un orfanotrofio, dove impara troppo presto la crudeltà del mondo. Entra in scena Magda che scopre il peso dell'innocenza perduta, mentre sua madre Liliana sprofonda in un'apatia senza ritorno. Quindi Palmira, chiusa in un convento, portatrice del segreto di una vita spezzata troppo presto.
Un vero intreccio di storie, di stati d’animo, di sofferenze affrontate da Daniele Del Zotto in punta di piedi quasi a non voler disturbare ma pur sempre con spirito investigativo. Dal Zotto, veneziano, classe 1962, e’ esperto di viaggi e turismo antropologico, critico gastronomico e divulgatore della cultura del cibo italiano nel mondo. Ha pubblicato i suoi primi articoli a 18 anni, affiancando la scrittura alla sua carriera alberghiera che lo ha portato a dirigere importanti alberghi in Italia e all'estero.
Da anni si dedica, come volontario autonomo, all'insegnamento della cultura linguistica italiana agli immigrati. Per i tipi de La Gru, nel 2023 ha pubblicato “Il ragazzo chiamato scimmia”.
“Gaudeamus igitur”. Semplicemente: rallegriamoci dunque. Attorno al famoso inno internazionale degli universitari si dipana il nuovo libro di Miryam Caputo. La presentazione, che avverrà martedì 13 gennaio, alle ore 18, nella sala eminariale del Centro Culurale Candiani, a Mestre, rientra nel progetto Athena, organizzato dal Circolo Veneto, teso a far conoscere autori veneti o di chi ha posto il Veneto al centro della propria opera. All'appuntamento saranno presenti Christiano Costantini, presidente del Circolo Veneto, Francesco Borga coordinatore del progetto, il giornalista scrittore Adriano Favaro come moderatore, l'autrice del libro, e Sara Poletti di “Voci di Carta” che offrirà la lettura di alcuni brani dai quali trarre spunto per il dibattito.
Nata a Venezia, per molti anni Miryam Caputo è rimasta lontana dalla sua amata città. Tornando a vivere in Laguna, ha rispolverato i ricordi e gli incontri del passato e del presente, ricavando spunti e idee dai quali trarre ispirazione per i suoi romanzi. “Gaudeamus igitur” è la sua terza fatica letteraria, iniziata con “La Mimma Maia” nel 2022, a cui ha fatto seguito “Camici verdi e aquile d'acciaio” nel 2023.
Sul “palcoscenico” di Venezia, bella e nel contempo ricca di contraddizioni, si dipana l'amicizia di Giorgio e Gianluca, che alla fine andrà oltre quanto costruito durante gli studi universitari. Le vite di due giovani, apparentemente parallele, si incontrano e si scontrano, tanto da apparire agli antipodi. Ma nello svolgersi del tempo si incontra sempre un “ma” pronto a cambiare le carte in tavola, a stravolgere. E così accade per Giorgio e Gianluca, che nel condividere, quotidianamente, esperienze simili, diventano inseparabili, vivendo momenti, avventure e situazioni che rafforzano il loro legame.
Non è un giallo, anche se in qualche pagina il “colore” compare. Non è un saggio, filosofia, sociologia e politica sono relegate nel volontariamente non scritto. “I fiori di Matilde Klee” è un racconto, una storia “anzi una microstoria” spiega Roberto Nardi, giornalista di lunga data all'ANSA, la sua passione per l'arte l'ha esplicitata sia curando mostre di artisti contemporanei sia pianificando la collana “Cornici” per i tipi di Mazzanti Editore, per la quale ha già pubblicato “Perché io? Il mistero del furto della Madonna con Bambino di Bellini a Venezia”. La nuova fatica letteraria è stata presentata al Centro Culturale Candiani a Mestre, nell'ambito della rassegna “Athena”, una delle attività culturali del Circolo Veneto, presieduto da Christiano Costantini, organizzata da Francesco Borga. Presenti all'appuntamento condotto da Paolo Navarro Dina, giornalista de “Il Gazzettino”, attualmente responsabile della sezione macro Cultura e Spettacoli del quotidiano, e vicepresidente della Comunità Ebraica di Venezia e componente del direttivo dei Comitati privati per la salvaguardia di Venezia, l'editore Carlo Mazzanti, e Elvira Naccari, dell'associazione “Voci di carta” che ha letto alcuni brani del libro.
Matilde Klee è la protagonista del racconto, contornata da “comparse”, forse vere e proprie “spalle” della messa in schene ideata da Nardi. Nello svolgersi, compaiono i fiori, un giovane laureato, la sua fidanzata, un ladro, un disegno. Tutto è al “servizio” della anziana signora dal cognome famoso, ma senza parentela con il pittore tedesco, che vive in un indefinito palazzo a Venezia. Come non è certo il periodo in cui Matilde fa “il salto”, all'incirca un trentennio dagli anni Sessanta al 1994. Due estremi che hanno comunque segnato il cambiamento della Storia nel mondo. E anche la storia della Klee. La vita, con gioie e dolori, forse più questi ultimi, l'hanno convinta a un auto-esilio dagli altri, a chiudersi in sé stessa sfiduciata della piega che la Storia sta prendendo al di fuori del suo rifugio domestico, del venire meno della Genitilezza nel mondo, dell'assottigliarsi delle relazioni con gli altri. Mantenendo la sua fierezza nei modi di porsi agli altri, sono bastati il ritrovamento di un disegno di un autore non definito, ma è ipotizzabile di Paul Klee, dimenticato in un cassetto, dei fiori acquistati in un negozio per ridare la scintilla utile a riconsiderare il ruolo e la posizione da protagonista dell'uno nel tutto a cui Matilde aveva deciso di rinunciare per disillusione.
Una critica per quanto oggi sta accadendo nel mondo, tra guerre, rapporti di forza tra blocchi contrapposti? C'entra la politica? Ha incalzato Paolo Navarro Dina. Niente politica, nessuna critica a qualcuno, a qualcosa, “semmai la speranza” di recuperare dalle microstorie come quella di Matilde, un modo diverso di comprendere la propria collocazione e il proprio ruolo nel mondo. Estraniarsi non serve a nulla, in fondo, pare di capire nella lettura del libro, la mia piccola storia va a compore il puzzle più grande della Storia. Il disegno ritrovato e i fiori di campo risultano essere i grimaldelli del cambiato approccio alla vita della anziana signora. I primi non crescono forse nei luoghi più impensabili? Non simboleggiano forse la spontaneità. Non hanno forse colori diversi e insieme formano una policromia? Il disegno interpreta solo quello che vedi? Oppure vuol significare altro? A cosa realmente pensava il pittore occupando lo spazio vuoto della tela? Questi gli interrogativi, che Nardi trasla nell'essere umano che deve affrontare l'esistenta, Matilde compresa. Che alla fine lei stessa “addomestica” per riprendere il suo posto nel mondo. Con la speranza, che è quella dell'autore del libro, che nulla venga considerato per quello che sembra, ma che si vada dietro, oltre. Aprendosi, uscendo dall'Io, dalla solitudine. Nella speranza di “essere protagonisti insieme agli altri. Tante “microstorie che si intrecciano componendo la Storia.
Primo appuntamento della quarta edizione del Progetto Athena. Si è tenuto giovedì 23 ottobre alle ore 18.00 presso la Sala Seminariale del Centro Culturale Candiani di Mestre.
L’incontro è stato dedicato alla presentazione del libro “Il mio Veneto e altri scritti” di Giorgio Lago, un’opera che raccoglie il pensiero e la sensibilità di una delle voci più autorevoli del giornalismo veneto.
Un’occasione per riflettere sul Veneto di ieri e di oggi, attraverso le parole e le idee di Giorgio Lago, figura centrale del pensiero civile e culturale della nostra regione.
Dopo i saluti istituzionali di Christiano Costantini, Presidente del Circolo Veneto e di Francesco Borga, coordinatore del Progetto Athena, sono intervennuti Francesco Jori, Curatore del libro, giornalista e scrittore, Francesco Chiavacci Lago, curatore del libro e figlio di Giorgio Lago e Giuseppe Cantele, direttore di Ronzani Editore. L'incontro è statp moderato dal giornalista Paolo Navarro Dina. Elvira Naccari, di “Voci di Carta”, ha eseguito le letture di alcuni brani tratti dal libro.
23 ottobre 2025 | Francesco Jori: “Giorgio Lago: Il mio Veneto e altri scritti”
Letture a cura di La voce di carta.
19 novembre 2025 | Roberto Nardi: “I fiori di Klee”
13 gennaio 2026 | Myriam Caputo: “Gaudeamus igitur”
11 febbraio 2026 | Daniele Del Zotto. “Come rugiada negli occhi”
Letture a cura di “Voci di Carta”.
10 marzo 2026 | Giovanna Bottaro: “In viaggio con Lulu’"
15 aprile 2026 | Nicoletta Masetto: “Cesco Tomaselli. Viaggi, reportage… di un inviato speciale”
13 maggio 2026 | Fulvio Ervas (in programmazione)